@Vittorio
Avellino, Febbraio 2025: degli studenti espongono dei cartelli giudicati “politicamente scorretti”.
Apriti cielo.
Alcuni di loro vengono denunciati, alti vengono minacciati di bocciatura, altri ancora subiscono pressioni da parte del corpo docente.
La sinistra locale e nazionale invoca “pene esemplari”, parla di “allarme democratico”, di “fascismo”, di “odio”, come se quattro ragazzi con degli striscioni rappresentassero il ritorno delle camicie nere.
Non importa se si trattava semplicemente di idee, per quanto forti, provocatorie, sgradevoli per qualcuno, ma pur sempre idee.
Parole. Cartelli. Opinioni.
In uno Stato che si autodefinisce democratico, le idee andrebbero contrastate con altre idee.
Non con le denunce, non con la gogna, non con il desiderio quasi isterico di annientare chi dissente dal pensiero dominante.
Eppure basta cambiare scenario, basta invertire il colore politico, ed ecco che il copione cambia completamente.
Parma, Maggio 2026: Un professore viene aggredito da un gruppo di maranza.
Non contestato. Non criticato.
Aggredito.
E cosa ci racconta una parte della stessa sinistra?
Che denunciare gli aggressori sarebbe “diseducativo”.
Che sono “ragazzi problematici”, non integrati.
Che bisogna “comprendere il disagio”, che infondo è colpa nostra.
Che servono “percorsi”, “dialogo”, “mediazione”.
Curioso.
Per dei cartelli si chiedevano punizioni esemplari, per un’aggressione fisica invece arrivano le attenuanti sociologiche.
È il solito schema ideologico: il dissenso viene gestito come violenza; la violenza vera, se arriva dall’ambiente “giusto”, diventa fragilità sociale.
Non conta ciò che fai.
Conta da che parte stai.
Se uno studente espone uno slogan sgradito al progressismo dominante, allora è un pericolo pubblico, se invece qualcuno passa dalle parole ai fatti, allora improvvisamente la responsabilità individuale sparisce e diventa “vittima del sistema” che lo emargina e lo costringe – quasi – alla violenza.
È un doppio standard ormai evidente a chiunque abbia ancora l’onestà intellettuale di guardare la realtà senza paraocchi facendo emergere una verità che solo occhi poco attenti o troppo ideologizzati non riescono o non vogliono cogliere: certa sinistra non difende la libertà d’espressione, difende solo le espressioni che approva.
Le idee dissidenti devono essere represse.
La violenza dei “ragazzi problematici” invece deve essere compresa.
E poi si chiedono perché sempre più giovani non credano più alle loro lezioncine morali.


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