Intervista ai Fiume Tue tra i migliori progetti musicali del panorama nazionalista francese.

Allora ragazzi, prima di tutto ci teniamo a ringraziarvi per aver accettato di fare questa intervista, per noi è davvero un onore. Partiamo proprio dall’inizio: il vostro è uno dei progetti più freschi e recenti della scena musicale nazionalista francese ed europea. Vi va di raccontarci brevemente qual è l’idea alla base dei Fiume Tue e com’è nata la band?

Hippie:
Grazie a voi per l’invito!
Guarda, l’idea di base era fare musica nazionalista che potessi ascoltare tranquillamente anche con tua madre o con la tua ragazza.
Ci tenevamo anche a creare qualcosa di diverso dal solito rock o metal, riallacciandoci alla tradizione della «chanson française», che di solito è appannaggio della sinistra.
Per quanto mi riguarda, il concetto della band frullava in testa già da un po’. Alle feste finivo sempre per suonare i classici della musica nazionalista, e i miei amici continuavano a ripetermi: “Ma perché non scrivi qualcosa di tuo?”. Alla fine l’ho fatto, con l’aiuto dei ragazzi, ed eccoci qui.

​Maupzer:
Alla comunità francese mancava un progetto innovativo, portato avanti da una nuova generazione di attivisti. I Fiume Tue erano esattamente quello che ci voleva, con l’obiettivo in più di fare colpo sulle ragazze e sugli appassionati di musica di tutte le età. Invece di metterci lì ad aspettare disperatamente la nascita della “band perfetta”, abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse crearsela da soli. I Fiume Tue non sono solo due ragazzi sul palco, sono il punto d’incontro di tanti talenti della nostra comunità che condividono la stessa visione del progetto.


Il nome Fiume Tue è una specie di gioco di parole se letto in francese [nota: suona simile a “fumer tue”, il fumo uccide], ma è ovviamente un richiamo all’impresa di Fiume del poeta e leader nazionalista italiano Gabriele D’Annunzio tra il 1919 e il 1920, come cantate anche nel vostro pezzo “Fiume o Morte”. Come mai voi, da nazionalisti francesi, avete scelto di fare riferimento a un periodo storico e culturale legato a un’esperienza puramente italiana e, in un certo senso, molto distante da voi?

​Hippie:
Ho sempre visto la militanza come una forma di fratellanza che deve avere un unico obiettivo: garantire felicità e gioia ai nostri figli.
​Da questo punto di vista, ci vedo un po’ come gli hippy del nostro secolo: viviamo ai margini della società sperando in un mondo migliore. Il movimento hippy, come ogni rivoluzione culturale, è stato spinto da un sacco di artisti, poeti e musicisti che hanno stravolto il panorama culturale del loro tempo, trovando il loro momento sacro a Woodstock.
​Per me l’impresa di Fiume è stata a tutti gli effetti la “Woodstock fascista”. Quell’esplosione di arte e creatività fiorita in una parentesi così breve ha gettato i semi che nutrono la nostra lotta di oggi. È per questo che, credendo fermamente nell’arte e nella sua forza come arma, ho voluto omaggiare D’Annunzio. Per me sta benissimo sullo stesso piano delle rockstar con cui sono cresciuto e che ho sempre idolatrato.

​Maupzer:
Perché quell’avventura eroica e artistica — di stampo proto-anarco-fascista — e la filosofia che c’era dietro sono le fondamenta perfette per non porsi limiti sulle influenze da abbracciare. Ci dà la forza di abbattere qualsiasi barriera mentale che possa bloccare la nostra creatività.

Il vostro primo album è uscito nell’estate del 2025 con pezzi davvero significativi che esprimono appieno la visione del mondo e lo stile di vita del militante nazionalista, come “Une Vie Normale”, “Belle Jeunesse” e “Se battre ou se rendre”. Qual è il messaggio principale di queste canzoni e, partendo da questo, che consiglio dareste a un giovane europeo che vuole impegnarsi nella lotta per riconquistare le nostre patrie?

​Hippie:
Il messaggio di fondo è che non abbiamo scelto questo stile di vita perché è comodo o va di moda, ma semplicemente perché è la cosa giusta per cui lottare. Tirarsi indietro di fronte a una causa giusta è un peccato.
​Questo però non significa che debba essere per forza un percorso duro o doloroso: noi creiamo i nostri momenti di cameratismo e di gioia, ed è questo che fa valere la pena di fare tutto ciò. Per questo non scriveremo mai canzoni deprimenti o che glorificano la sconfitta; vogliamo dare carica e unione ai nostri camerati.
​L’unico consiglio che mi sento di dare a un giovane europeo è di unirsi al gruppo nazionalista della sua zona e rendersi utile in ogni modo possibile. La vittoria arriverà da sé se continuiamo a marciare tutti insieme.

​Maupzer:
Dal punto di vista artistico, vogliamo far passare il messaggio che la vita di ogni singolo attivista sul campo è qualcosa di positivo, prezioso e bello. E vogliamo anche lanciare una sfida a tutti i talenti all’interno del nostro movimento, affinché esprimano ciò che hanno nel cuore, indipendentemente dalla forma d’arte o dal mezzo che preferiscono.

A maggio di quest’anno abbiamo avuto la possibilità di vedervi suonare dal vivo in un concerto davanti a oltre 600 nazionalisti. Che effetto fa avere l’onore di suonare in un evento così importante?

Fiume Tue:
È stato fantastico, davvero. È stato divertente suonare davanti a una folla del genere e sentirsi delle rockstar per un giorno.
C’è stato un momento, però, in cui abbiamo suonato un pezzo speciale in memoria di Quentin Deraǹque e Sébastien Deyzieu, e lì l’atmosfera si è fatta davvero pesante. Quando abbiamo guardato le centinaia di volti davanti a noi e abbiamo visto alcuni ragazzi piangere, è stato davvero difficile trattenere l’emozione e andare avanti.
Poi siamo tornati a pezzi più energici e festosi, sperando che quelle lacrime si siano asciugate. Il nostro unico desiderio è che un giorno si possa suonare per festeggiare le nostre vittorie e non per piangere i nostri morti.

Quali sono i prossimi passi per i Fiume Tue?

​Hippie:
Dobbiamo assolutamente trovare un batterista!
Ma con o senza di lui, il prossimo album è già in fase di scrittura e lo registreremo ad agosto 2026.

Maupzer:
Abbiamo appena chiuso il primo “capitolo” del nostro progetto. L’ultimo concerto ci ha dato una carica pazzesca, soprattutto per l’importanza dell’evento, e ora vogliamo fare il salto di qualità, specialmente a livello di produzione e registrazione in studio.

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