LO STATO NON È NEUTRALE

La nuova norma sull’imputabilità dei minori viene presentata come risposta a maranza, baby gang e violenza urbana. Ma una legge non si giudica dagli intenti: si giudica dagli effetti e dagli strumenti che consegna agli apparati.

La destra continua a commettere l’errore di immaginare uno Stato neutrale. Chi fa politica sa che non è così: procure, prefetture e media decidono quale fenomeno sia un’emergenza e quale possa essere tollerato.

Si parte dalle baby gang e si finisce per colpire ogni aggregazione giovanile ritenuta “pericolosa”. Basta un gruppo Telegram, un’immagine o la frequentazione di ambienti etichettati come “fascisti”, “xenofobi” o “neonazisti” per trasformare un ragazzo in un caso giudiziario. Gli strascichi delle inchieste su Acca Larenzia lo dimostrano: non si giudicano soltanto i comportamenti, ma le identità politiche.

Alla vigilia di un autunno di mobilitazioni e delle elezioni, aumentare la discrezionalità significa offrire nuovi strumenti di schedatura e intimidazione. Rafforzare uno Stato che reprime in modo selettivo non significa ristabilire l’ordine: significa armare chi domani userà quelle norme contro di noi.

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