Giovanni Gentile

Gentile viene troppo spesso spacciato come un reazionario, un residuo polveroso da confinare nei manuali o da “defascistizzare” per poter essere letto.

✍ In realtà, Giovanni Gentile è stato l’opposto: un pensatore della volontà, dell’azione, della responsabilità storica. Non un conservatore, ma un uomo che ha provato a dare forma a un’epoca partendo da un’idea semplice e radicale: la realtà non si subisce, si costruisce.

Per Gentile la storia non è il prodotto di masse indistinte, ma di minoranze consapevoli, capaci di leggere le forze in campo e piegarle a un progetto. Una lezione oggi quasi scandalosa, in una società che esalta la passività, riduce i giovani a spettatori e trasforma la politica in gestione dello status quo.

Gentile rompe con lo schema liberale: lo Stato non è qualcosa che ci sovrasta, né un contratto o una macchina esterna. È “in interiore homine”, dentro ciascuno di noi. Esiste solo nella misura in cui lo realizziamo ogni giorno, con il pensiero e con l’azione. Una concezione esigente, che non concede alibi: non puoi delegare, non puoi tirarti fuori. O partecipi alla costruzione della realtà, oppure la subisci.

Per questo il suo pensiero è incompatibile con ogni forma di conformismo, anche quello travestito da ribellione. Non serve rincorrere la sinistra, i suoi autori o le sue categorie per ottenere legittimazione: chi ha una visione non si adatta, costringe gli altri a misurarsi con essa.

 Oggi, a distanza di anni dal suo assassinio, Gentile resta una figura scomoda. Il suo messaggio è ancora attuale e sfida lo spirito del nostro tempo: educare significa formare uomini capaci di pensare e agire. Ricordarlo non è retorica ma una continua scelta di campo.

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