Ci raccontano che esiste un “diritto internazionale”, fatto di regole uguali per tutti.


Poi basta guardare la storia per vedere altro: trattati umilianti e punitivi, come Versailles; processi celebrati dai vincitori sui vinti, come Norimberga; un secondo dopoguerra costruito sulla forza, sulla divisione del mondo e sulla subordinazione politica dell’Europa.

È da lì che nasce il nostro presente. Non da principi umanitari, democratici o morali, ma da un assetto imposto, mascherato col linguaggio del diritto.

️ Per questo continuare ad appellarsi alle “regole del diritto internazionale” non è solo inutile. Vuol dire restare dentro la finzione che ci ha disarmati, commissariati e ridotti a satelliti senza volontà.

Non dobbiamo conservare questo sistema come se fosse giusto, naturale, inevitabile. Perché è un sistema nato dall’umiliazione, dalla sconfitta e dalla dipendenza che non merita alcuna fedeltà: merita di essere riconosciuto e combattuto.

Capire questa realtà è il primo passo per liberarci da una sudditanza che da troppo tempo viene scambiata per civiltà.


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