Ex voto 1348?  Sarebbe stata meglio la peste..

Ex Voto 1348: Woke e intrattenimento. Due linee parallele che non si incontreranno mai.

Giocando a questo titolo ho rivalutato Gollum come miglior gioco mai creato.”
— recensione utente PSN, 1/5

Il videogioco Ex Voto 1348 è uscito da poco, portandosi dietro un’idea che, sulla carta, aveva tutto per funzionare: sviluppo italiano, ambientazione medievale durante la peste nera, un immaginario cupo fatto di solitudine, malattia e disperazione.
Un’estetica forte, quasi viscerale, di quelle che, almeno all’inizio, riescono a catturare.
Ed infatti il problema non è il primo impatto, perchè i paesaggi funzionano, l’atmosfera è coerente, il mondo di gioco trasmette quel senso di decadenza che promette; per certi versi, è un titolo che riesce persino a parlare a un certo tipo di pubblico, attirato da ambientazioni a cui parte della nostra estetica strizza anche l’occhio.

Il problema arriva subito dopo.
Perché, una volta spento l’effetto visivo, resta il gioco.
E lì iniziano i guai.

Perché si è consapevolmente (e forse anche in maniera un po’ ruffiana) scelto di seguire una linea che più che enfatizzare il gameplay, si concentra su una goffa iper-connotazione del prodotto verso quei lidi arcobaleno tanto in voga al momento (con buona pace dell’uragano Trump e della deriva fascista di tutto il globo terracqueo), così come sta avvenendo nel mondo del cinema e dei media, in maniera sistematica ed – almeno in Italia – a spese dei contribuenti.
E quando questa via viene imboccata, il prodotto viene svuotato della sua anima intrattenitrice e viene riempito con la solita solfa progressista e perbenista, buona per tutti e soddisfacente per nessuno.

Il live-action di “Biancaneve e i sette nani” (2025) è un altro caso iconico di questa deriva: un lungometraggio animato di culto storpiato e filtrato attraverso le coloratissime lenti del politicamente corretto ed un’ottima opportunità di portare alle nuove generazioni un classico Disney viene trasformata in un piagnisteo pseudo-femminista con un accenno alla lotta di classe.
Un altro esempio potrebbe essere quello della piegatissima produzione Marvel dal 2017 in poi, e questo giusto per sottolineare quanto questi episodi non siano casi isolati.

Ma torniamo ad Ex Voto 1348, entrando nei dettagli, ed analizziamo perché il poco di buono che c’è necessariamente passi in secondo piano, visto che hanno provveduto a focalizzarsi, in ordine, su:

  • Presenza di un personaggio queer
    che non è necessariamente un problema, se contestualizzato può avere anche un senso, ma purtroppo in questo caso diviene soltanto una forzatura di trama ed un occhiolino alle tematiche del momento.
    Pensiamo ad una donna che si finge uomo per combattere, nascondendo la sua identità sotto l’armatura. Poteva essere una buona idea ed avrebbe avuto una coerenza e un senso (oltre che un grazioso, ancorchè anticipato, tributo a Giovanna d’Arco), anzichè buttare lì un personaggio dal sesso indefinito “così de botto”;
  • Storia d’amore omosessuale
    La storia d’amore con Bianca non viene minimamente approfondita, sebbene sia il fulcro attorno cui rotea e si avvita la storia, divenendone la struttura portante: peccato che sia appena accennata e da l’impressione di essere messa dentro giusto per rispettare la checklist woke di elementi che devono essere tassativamente infilati in ogni opera d’arte per “verabravaggente”.
  • Critica al fanatismo religioso e tradizionalismo.
    Immancabile, come Michael Bublè a Natale.
    Si vuole rendere palese che il gioco sta cercando di strizzare l’occhio alla sinistra progressista, in cerca di un lustro che chiaramente non avrebbe essendo oltremodo carente sia come trama che come gameplay.
    Elementi ideologici così palesi e così schierati offuscano quanto di buono si può percepire visivamente, sebbene un gameplay decisamente legnoso ed una divisione della trama letteralmente a livelli, con sezioni delineate ed uno scorrimento decisamente lineare del mondo di gioco fungano da ulteriori chiodi sulla bara in cui questo titolo videoludico verrà ignominiosamente messo.

Ed il risultato qual’è?
Così come “Veilguard” (che ha rovinato la saga di Dragon Age come poche altre cose) viene massacrato dalla critica, perché i nostri cari sviluppatori dimenticano in maniera clamorosa che al giocatore medio, non ideologizzato, non compromesso con il perbenismo imperante, di questa roba non interessa nulla.
Vuole solo un’esperienza di gioco immersiva, graficamente accattivante, una trama robusta e la possibilità (non l’imposizione) di fare letteralmente ogni scelta etica possibile (The Witcher vi dice qualcosa? Skyrim? Pronto???)

Sia chiaro: un gioco per essere bello non deve essere per forza un tripla A, basta semplicemente dargli sostanza, coerenza e solidità. Un titolo come “Mafia II” (giusto per rimanere in tema), PALESEMENTE non inserisce personaggi trans o ultra woke e progressisti, come invece accade con suo successore, il terzo capitolo della serie, altro titolo che ha affossato un franchise.

Cosa c’entra questo con ex voto?

Il ragionamento è semplice. WOKE non andrà mai d’accordo con intrattenimento poiché per logiche esterne al mondo dei videogiochi si penserà più ad elementi collaterali ed assolutamente superflui piuttosto che storia, grafica e combattimento, pietre angolari per un’esperienza d’intrattenimento degna di questo nome.

Ma si sa: go woke, go broke.

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