
Quando la Repubblica scrive che “la scena non è particolarmente violenta” davanti a calci, bastonate e l’aggressione organizzata, non sta informando: sta minimizzando consapevolmente un attacco.
È la solita grammatica mediatica che assolve gli antifascisti per definizione, depoliticizza la responsabilità e trasforma la violenza in dettaglio secondario. Una “lezione di stile” che arriva dalle colonne di un asset portante del gruppo GEDI: lo stesso gruppo editoriale che si dice impegnato nella lotta a fake news ed hate speech.
Nelle scuole e nelle università il messaggio passa netto: chi aggredisce “dalla parte giusta” è automaticamente coperto. Il Blocco Studentesco lo dice senza ipocrisie né moralismi, ma soprattutto come gruppo politico che si è trovato spesso in situazioni dove fermezza d’animo e prontezza fisica sono più importanti delle parole: finché stampa e istituzioni faranno da scudo mediatico ai collettivi antifascisti, la violenza crescerà. Non per fatalità, ma per impunità programmata.
Gli studenti nazionalisti devono prenderne atto e comportarsi di conseguenza: formarsi, organizzarsi, lottare. È l’unica risposta politica reale al sistema mafioso antifascista.
bloccostudentesco.org

Lascia un commento